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Egitto. La paura bussa alla porta

Dopo la deposizione di Morsi, una nuova ondata di violenza a sfondo confessionale ha travolto l’Egitto. A lanciare l’allarme è l’organizzazione internazionale Human Rights Watch.

Con un rapporto pubblicato martedì scorso, la Ong ha fatto luce sulla catena di violenti attacchi subìti dalla comunità copta a partire dal 3 luglio 2013.

Con l’uscita di scena dell’ex-presidente, le aggressioni contro i cristiani si sono moltiplicate in tutto il paese, colpendo sei governorati, fra cui Luxor, Marsa Matrouh, Minya, il Sinai settentrionale, Port Said e Qena.

Il bilancio complessivo è di sette morti e undici feriti, tre chiese attaccate (di cui due bruciate) e ventiquattro proprietà private distrutte.

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Egitto, l’intolleranza salafita contro la minoranza sciita

Lo spettro della violenza su base confessionale torna a serpeggiare in Egitto. Questa volta però a finire nel mirino non sono i copti, ma gli sciiti. In quattro hanno perso la vita domenica scorsa vicino al Cairo, vittime di un feroce linciaggio.

 

Scenario delle violenze, il villaggio di Zawyat Abu Musalam (governorato di Giza), dove una folla di uomini, accecati dalla rabbia, ha assediato la casa di un abitante sciita in cui si stava celebrando la caduta della metà dello Sha’ban, la festa religiosa che precede il Ramadan.

All’interno dell’abitazione, circa ventiquattro persone, tra cui il leader spirituale Sheikh Hassan Shehata. E proprio lui sembrava essere l’obiettivo degli assalitori che, dopo aver circondato l’edificio, lo hanno attaccato lanciando pietre e bottiglie molotov.

Secondo diversi testimoni oculari, sul luogo erano presenti sei ufficiali di polizia che si sono mantenuti a debita distanza dall’incidente senza intervenire. In base alla ricostruzione dell’Egyptian Initiative for Personal Rights, a incitare al linciaggio sarebbero stati alcuni leader salafiti presenti al momento dell’attacco.

Dopo alcune ore di assedio, gli aggressori sono riusciti a far crollare alcune parti dell’abitazione, costringendo tutti a uscire. A quel punto alcuni si sono accaniti sullo Sheikh Hassan Shehata, malmenandolo e lasciando a terra privo di vita. Nel tentativo di salvarlo, sono morti anche due dei suoi figli e uno studente.

 

LA REALTÀ LOCALE E IL PANORAMA NAZIONALE

Nel villaggio di Zawyat Abu Musalam, da alcuni mesi la popolazione sciita è vittima di molestie e attacchi. A fomentare la violenza sarebbero soprattutto i leader salafiti locali che definiscono gli sciiti degli “infedeli portatori di dissolutezza”. Numerosi testimoni hanno raccontato che da circa tre settimane la tensione è molto alta e l’incitamento allo scontro si è fatto più pressante, soprattutto nei sermoni della moschea locale.

Secondo Amnesty International, il presidente Morsi ha il dovere di aprire un’indagine per accertare il ruolo svolto dalle forze dell’ordine e dai gruppi ultra-conservatori.

Tuttavia la “questione sciita” in Egitto non può essere ridotta a una diatriba di carattere locale. Episodi di violenza e discriminazione contro questa “minoranza musulmana” si sono verificati negli ultimi anni in tutto il paese.

Come nel novembre del 2012, quando in seguito a una petizione promossa dai movimenti salafiti, ad alcuni sciiti è stato proibito di entrare nella moschea di al-Hussein al Cairo per celebrare l’Ashoura. Ancora prima, nell’ottobre del 2011, le autorità egiziane avevano vietato la registrazione di un partito politico sciita e lo scorso aprile 2013, una studentessa di Assiut avrebbe rischiato l’espulsione dal collegio femminile di al-Azhar dopo essere stata accusata di ‘sciismo’.

 

LE STATISTICHE

In Egitto, le tensioni fra sunniti e sciiti appartengono a un capitolo piuttosto recente della storia del paese, determinato anche dalla presenza di alcuni sheykh salafiti che spingono verso un irrigidimento della comunità locale.

Sebbene non esistano fonti ufficiali, dall’analisi di diversi dati è possibile affermare che gli sciiti costituiscono tra l’1 e il 2% della popolazione egiziana. E se per lungo tempo le due comunità hanno convissuto in armonia (anche perché il sunnismo egiziano ha assorbito alcune influenze sciite), le divisioni confessionali si sono politicizzate sotto Mubarak che descrisse gli sciiti come “più fedeli all’Iran che a qualunque altro Stato di appartenenza”.

 

This article has been originally published by: Osservatorio Iraq – Medioriente e Nordafrica